Slide del seminario 6/13 giugno di APCO FVG sulla consulenza di management

Di seguito torvate le slide con i titoli degli interventi dei consulenti APCO durante il seminario del 6/13 giugno 2015 svoltosi a Udine.
Se interessati al contenuto integrale delle slide contattate il coordinatore Alessandro Braida all'indirizzo email friuli@apcoitalia.it.


CARLO BALDASSI: IL VALORE DEGLI ASSET INTANGIBILI

IL VALORE DEGLI ASSET INTANGIBILI

Da tempo le imprese ed organizzazioni più competitive sono convinte dell’importanza del ruolo che le risorse immateriali (intangible assets) rivestono nell’attuale società e nell’economia.
Imprese mondiali come Apple, Microsoft o Luis Vuitton sono sistematicamente elencate ai primi posti della classifica annuale di Forbes sui brand più importanti al mondo. Ma anche molte piccole e medie imprese di alta gamma possono fregiarsi di asset intangibili assai distintivi e competitivi: per restare in Italia potremmo citare i leader del food o della moda o imprese high tech in vari settori.
In queste imprese il valore complessivo (book value + IAS 38) può essere composto per oltre il 50/60% da fattori intangibili.
E naturalmente anche nel non profit–pubblico o privato-esistono i ‘campioni’.
Il fattore scatenante a livello globale è la moderna economia della conoscenza su cui influiscono ICT, web economy, trasversalità delle tecnologie e dei sistemi organizzativi, longlife education e nuove professionalità. 
Perseguire e sviluppare gli intangible assets in un’azienda/organizzazione significa dunque ricercare fattori distintivi meno replicabili dai concorrenti.  
Questi assets distintivi possono derivare sia dal contesto esterno all’impresa/organizzazione (es. cultura sociale, infrastrutture tecnologiche diffuse, efficienza della PA ecc) sia –soprattutto- da fattori interni (competenze e professionalità, opere d’ingegno e creatività, processi organizzativi efficaci, relazioni con gli stakeholder ecc).
Un elenco sintetico degli I.A. potrebbe essere il seguente:
·    Human Resources Assets (professionalità e processi di knowledge management, leadership allargata, autoimprenditorialità diffusa, dedizione dei collaboratori ecc)
·    Marketing Related Assets (brand e posizionamento competitivo, sales management, redditività del business, rapporti con gli stakeholder ecc)
·    Customer Related Assets (user experience, gestione della clientela, customer satisfaction e fidelizzazione ecc)
·    Technology Based Assets (know how e brevetti, certificazioni, partnership con centri di ricerca ecc).

L’insieme dei fattori intangibili costituisce il capitale intellettuale di un’organizzazione, composto dal capitale umano, dal capitale organizzativo e dal capitale relazionale.
Se l’obiettivo dell’azienda/organizzazione è creare valore per sè e per la società, allora il compito del management è di valorizzare le interazioni tra le componenti del capitale intellettuale e definire opportuni indicatori relativi ai processi ed ai risultati attesi.

Come misurare gli Intangible Assets

secondo gli IAS 38 (International Accounting Standard) i valori intangibili sono misurabili  attraverso vari indicatori ma questi debbono essere continui e verificabili nel tempo, essere indicatori significativi ed essere coerenti con le strategie di value creation aziendale.
Ad es. per ottenere il fair value di un’azienda i principali indicatori valutativi considerano:
·        il reddito aggiuntivo/valore aggiunto (share value)
·        il costo sostenuto rispetto all’output (i processi e la qualità)
·        il successo duraturo sul mercato (competitività).

reporting sugli I.A. debbono coinvolgere vari attori interni ed esterni (AFC, marketing, banche e stakeholder sociali ecc)  ed essi possono misurare:
·        qualità delle risorse umane (professionalità, organigrammi, good place to work e turn over, knowledge & change management, diversity policies ecc )
·        tassi di crescita (relativi a patrimonio, fatturato, investimenti e redditività, QM e brand value, clientela ecc)
·        tassi di innovazione (relativi a nuove tecnologie e processi, certificazioni, innovazioni utilizzate, adesione a protocolli internazionali, reti d’impresa ecc)
·        fattori di efficienza (business planning, KPI, obiettivi con meno costi/tempi, risk management, rapporti con banche  ecc)
·        fattori di continuità dei risultati nel tempo (valore azionario, Corporate Social Responsibility, partnership esterne ecc).
Ad es. nel caso della misurazione del valore di una marca (brand value) i principali metodi sono quelli:

Financial based: utilizzando metodi quali capital market, cost oriented, licensed oriented e premium-price oriented. Ad es. il metodo cost oriented considera il tempo/costo che un brand dovrebbe sostenere per diventare leader: conviene costruirlo o acquistarlo già pronto?

Market based: ad es. misurare la brand equity come l’effetto differenziale (ad es. più vendite o migliori margini) che la conoscenza della marca esercita sulle scelte dei consumatori alle azioni di marketing dell’azienda.
E naturalmente i report possono (dovrebbero sempre) essere completati da benchmarking coi leader di settore tramite alcuni sistemi di rating da aggiornare costantemente.
Chi fa tutto ciò? Ovviamente le linee strategiche sono dettate dal management o dall’imprenditore, ma un contributo assai importante può essere fornito da consulenti di direzione che - all’interno di un board -possono fornire contributi che derivano proprio dalla loro terzietà e dalle loro molteplici esperienze. 

Carlo Baldassi consulente di management certificato APCO - Udine http://www.baldassi.it

Rilancimpresa: Regione FVG in campo per riposizionare il manifatturiero

Di seguito il contributo di Alessandro Braida per “Realtà Industriale”, mensile ufficiale di Confindustria Udine, di Febbraio 2015. Nel testo viene richiamato il ruolo di APCO e dei suoi consulente associati.

Anche per l'economia della nostra regione è in atto un processo di radicale cambiamento ovvero un riposizionamento competitivo attraverso la specializzazione delle imprese nei segmenti produttivi a più elevato contenuto innovativo.

Con questa consapevolezza, la giunta regionale ha recentemente approvato un disegno di legge denominato "Rilancimpresa" su proposta del vicepresidente e assessore alle attività produttive Sergio Bolzonello, che ha definito questa riforma delle politiche industriali come una prima legge complessiva della Regione espressamente dedicata al comparto industriale.

Il disegno di legge ha ottenuto una sostanziale approvazione del suo impianto normativo generale nel corso dei successivi tavoli delle concertazioni tra parti sociali e amministrazione regionale. Gli intervenuti, tuttavia, hanno comunque inteso fornire puntuali indicazioni per approfondire alcuni aspetti: in particolare, sono stati proposti maggiori spazi di interazione con il sistema economico regionale nel settore dell'internazionalizzazione (Matteo Tonon, Confindustria Udine); è stata richiesta un'ulteriore semplificazione amministrativa (Giuseppe Graffi Brunoro, ABI- Associazione Bancaria Italiana FVG) e un inasprimento dei vincoli alle imprese che intendono delocalizzare (Franco Belci, CGIL); è stata segnalata la necessità di una gestione coordinata delle aree industriali e artigianali extra Consorzi (Graziano Tilatti, Confartigianato) e a più voci è stata sollecitata l'adozione del Piano Energetico Regionale (PER) ed è stata ribadita la necessità di una incisiva politica delle infrastrutture.

Con il testo del disegno di legge si individuano quattro pilastri di intervento: attrattività, sviluppo, semplificazione e ridefinizione dei sistemi produttivi locali. Emerge, quindi, la volontà di perseguire obiettivi quali il sostegno della competitività e della creazione dell'occupazione attraverso la gestione delle persistenti situazioni di crisi e il rilancio del sistema manifatturiero che dovrà diventare "tecnologicamente avanzato, rinnovato nei processi produttivi, innovativo nelle produzioni, presente sui mercati emergenti, capace di creare valore aggiunto e di difendere e sviluppare l'occupazione". La ricchezza delle specializzazioni tradizionali potrà coniugarsi con le nuove tecnologie, con le opportunità dell'ICT, della green economy, facendo rete con altre imprese anche in una logica di filiera.

Rileggendo il piano di sviluppo del settore industriale presentato dalla Regione lo scorso anno, e che ha ispirato il disegno di legge, vanno menzionate alcune azioni guida: il fare sistema, sostenere le PMI e le specializzazioni del manifatturiero, nuove imprese e start up innovative, attrarre nuovi investimenti, innovare, rilanciare gli investimenti, internazionalizzare e semplificare. In particolare, considerando la necessità di fare sistema vengono richiamati i ruoli di enti come Friulia, Mediocredito del Friuli Venezia Giulia, Finest, i Confidi, Informest, BIC che dovranno, così come anche le Camere di Commercio, assicurare un efficace sistema coordinato di incentivazione delle imprese nelle aree di intervento ritenute prioritarie, nel rispetto dei ruoli istituzionali. Relativamente al sostegno delle PMI e del rilancio del manifatturiero emerge la necessità di rafforzare l'impegno dell'amministrazione regionale nell'attuazione dei principi guida dello Small Business Act a favore delle piccole e medie imprese nonché di procedere ad una revisione del ruolo dei distretti per accompagnarli verso formule di aggregazione capaci di elevare le competitività delle filiere produttive. Riguardo all'internazionalizzazione l'impegno della regione sarà quello di favorire la diffusione della conoscenza degli strumenti agevolativi in materia di commercio estero e di internazionalizzazione disponibili, attraverso il rafforzamento di iniziative di scambio e confronto sulle iniziative nazionali e internazionali attivate per favorire i processi di internazionalizzazione.

Se da un lato la politica intende attivare strumenti e azioni che mirano a realizzare un contesto ambientale più favorevole per le imprese, dall'altro gli imprenditori e i manager dovranno affrontare positivamente il cambiamento (organizzativo, tecnologico o commerciale) per innovare le capacità competitive dell'azienda. Dovranno attrezzarsi con nuove competenze e visioni strategiche di più ampio respiro, anche collaborando con professionisti qualificati (esistono ad esempio associazioni non ordinistiche, come APCO – Associazione Professionale Consulenti di Organizzazione e direzione aziendale – che certificano le competenze dei professionisti associati) capaci di erogare servizi di business a forte intensità di conoscenze (i cosiddetti KIBS – Knowkedge Intensive Based Services) e di agevolare la capacità delle imprese di utilizzare gli strumenti che la Regione metterà in campo.

Convegno: “Fiducia nella ripresa? L’esempio delle Top 500”

Di seguito l'articolo pubblicato da Federico Barcherini sul suo blog. Il tema è il convegno sulle top 500 imprese del FVG.

A confrontarsi nel convegno organizzato da Confindustria Udine e Messaggero Veneto, nella sede di Palazzo Torriani venerdì 20 febbraio, sono stati il Presidente della Banca Nazionale del Lavoro (nonché già numero uno di Confindustria nazionale) Luigi Abete, il Presidente di Confindustria Udine Matteo Tonon, il direttore del Messaggero Veneto Tommaso Cerno e il docente universitario ed economista udinese Roberto Grandinetti. Dopo i saluti e l’introduzione curata dal padrone di casa Tonon, ha preso la parola Tommaso Cerno il quale ha spiegato il senso del lavoro delle Top 500: raccontare la storia di tante aziende della Regione Friuli Venezia Giulia secondo una duplice prospettiva; da un lato attraverso i numeri dei bilanci, le statistiche e le percentuali, dall’altro attraverso le testimonianze dei capitani d’industria e dei protagonisti delle aziende. In seguito Luigi Abete, mai banale o scontato nelle sue dichiarazioni, ha tratteggiato la sua visione del momento economico nazionale, partendo da un aneddoto, quello del +6% fatto registrare dal fundraising di Telethon nel 2014. “Se per la solidarietà – argomenta Abete – si è raccolto un 6% in più rispetto all’anno precedente, nonostante le difficoltà, allora vuol dire che si può proprio ripartire”. Se poi aggiungiamo, conclude il numero uno di BNL, il petrolio ai minimi termini, l’euro svalutato, la liquidità in arrivo alle banche da parte della Banca Centrale Europea, le riforme del mercato del lavoro, non possiamo non essere ottimisti, ma è una fiducia della ragione, non un ottimismo generico. Ma attenzione, avvisa Abete, queste condizioni non saranno perenni, dureranno per un certo periodo di tempo e bisogna approfittarne adesso, non domani o dopodomani. Anche ai primi anni del presente millennio c’erano condizioni analoghe, fenomeni congiunturali favorevoli, una finestra positiva che però è stata sprecata, oggi non si può più perdere l’occasione. Interessante anche la disamina di Abete sul rapporto fra banche e imprese. Partendo dal presupposto, doveroso, che anche le banche sono imprese e che devono anch’esse, oggi più che in altri tempi, badare al loro conto economico e a creare valore per i loro azionisti (Abete ricorda che la Banca Nazionale del Lavoro fa parte di un grande gruppo internazionale e che chi ha investito in BNL si attende a fine anno un ritorno), l’ex leader di Confindustria divide le PMI in tre grandi tronconi. Le medie, sempre più internazionalizzate e strutturate, che sono delle “grandi” in transizione, che escono dal concetto classico di PMI e che ricevono e riceveranno il credito che gli serve; le micro (cioè quelle aziende che impiegano fino a dieci dipendenti) le quali, dal punto di vista prettamente bancario, sono di fatto assimilabili alle ditte individuali, nel senso che la loro capacità di attrarre credito bancario è strettamente correlata alle capacità e alla figura dell’imprenditore che le guida, del titolare fondatore; le piccole imprese e qui, ammette Abete, cominciano i problemi in quanto non tutte queste piccole potranno essere in futuro finanziate. Le richieste di credito oggi sono abbastanza basse, per via della congiuntura economica negativa, ma sono destinate ad accrescersi di molto. Ecco che a quel punto il sistema bancario (già pressato dai vincoli di Basilea 2 e Basilea 3 e alle prese con portafogli impieghi mediamente poco rassicuranti) si troverà nella spiacevole situazione di dover selezionare a quali “piccole” erogare il credito e a quali invece doverlo negare. E le prescelte saranno le piccole imprese che vogliono diventare medie, che investono dunque nell’innovazione, nelle risorse umane, nei processi di internazionalizzazione, nella ricerca di base e applicata, nell’assetto manageriale interno. La parola è stata poi presa dal professor Grandinetti il quale si è dichiarato meno fiducioso di Abete in quanto, a fronte dei fattori macro, citati dallo stesso Abete, che vanno nella direzione giusta, ce ne sono anche molti altri (dalla burocrazia alle lentezze regolamentari, dalla macchinosità fatta a sistema all’assenza di vere politiche industriali) che non aiutano le imprese, anche quelle virtuosissime. Per il docente universitario, oggi le imprese che si impongono e che ce la fanno sono le cosiddette “imprese resilienti”, vale a dire le imprese che resistono adattandosi, affinando una strategia ben definita e tenendo a mente i concetti più importanti dell’attuale contesto competitivo: innovazione, aggregazioni e reti, rapporto tra locale e globale. Il Presidente Tonon confermando dati inoppugnabili (tra le Top 500 imprese del panorama regionale solo le prime 50 superano i 100 milioni di euro di fatturato) sul tessuto industriale della nostra regione, fatto di piccole e micro imprese, si sente rincuorato dal fatto che il “core business” del nostro tessuto economico e industriale, dopo sette anni di crisi, non è andato distrutto. Da qui, e dal fatto che le piccole aziende sono state, in anni di crisi, un vero e proprio ammortizzatore sociale, bisogna ripartire, puntando sull’export e sull’internazionalizzazione. E contando, a livello sistemico, su infrastrutture moderne, svecchiamento della burocrazia, razionalizzazioni e sinergie (sia nel pubblico, Camere di Commercio ed enti fieristici, sia nel privato, è il caso delle associazioni imprenditoriali).

disponibile CD che raccoglie le attività APCO 2014 in Friuli

da dicembre è disponibile l'edizione 2014 del CD che riassume gli eventi e i materiali della delegazione friulana  di APCO-per richieste contatta: info@baldassi.it

10 gennaio 2014-APCO in visita al prosciuttificio Morgante di San Daniele

nuova occasione di conoscenza delle imprese leader in Friuli VG:
Venerdì 10 gennaio 2014 alle ore 10 una delegazione di consulenti APCO visiterà lo stabilimento Morgante di San Daniele, uno dei prosciuttifici leader con il brand del distretto.

INNOVARE PER COMPETERE - libro APCO Friuli VG 2014

Da gennaio 2014 sarà disponibile il nuovo libro curato dai consulenti APCO del Friuli VG dal titolo:
INNOVARE PER COMPETERE

Per richieste cliccare info@baldassi.it